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05 1122 - TURCHIA: L’INCIVILTÀ TRIONFA
Il Mattino della Domenica 20 novembre 2005
Dalla Svizzera, Raffaello Morini

Nei giorni che seguono l’incontro di calcio a Istambul i colpevoli si trasformano in vittime e gridano allo scandalo TURCHIA: L’INCIVILTÀ TRIONFA
Forti pressioni esercitate sulla FIFA dalle Autorità turche. Il Paese che vuole a tutti i costi entrare a far parte dell’UE ha perso un’occasione per
dimostrare che sul Bosforo qualcosa è cambiato veramente. L’UE è troppo debole per opporsi all’arroganza dei turchiE ti pareva! Dopo essere rimasta per due ore e mezza all’aeroporto di Istambul in attesa di sbrigare le pratiche doganali, dopo che il suo bus è stato preso a bersaglio dalle uova marce e dai sacchetti di latte, dopo essere stata insultata da migliaia di tifosi scalmanati, dopo aver dovuto rinunciare ad un allenamento, dopo aver dovuto
subire pesanti pressioni e ingiurie di ogni genere prima e durante la partita, e dopo - dulcis in fundo - esser stata percossa a bocce ferme da giocatori,
addetti alla sicurezza e funzionari della Federazione turca di calcio, la Nazionale elvetica viene indicata dai turchi come la colpevole di tutto quanto
è capitato ai margini della partita che mercoledì scorso, ad Istambul, ha qualificato la Svizzera per i Mondiali di Germania del 2006. Il triplice
fischio finale dell’arbitro era appena echeggiato nell’inferno di Istambul, quando i giocatori svizzeri ed i loro accompagnatori si sono diretti in fretta
e furia egli spogliatoi. Ma non ci sono arrivati illesi. Gli addetti alla sicurezza ed il portavoce ufficiale della federazione turca hanno impedito ai
cameraman svizzero dell’ARD (primo canale televisivo germanico) di svolgere il loro lavoro e dunque non vi sono documenti visivi oggettivi di quanto è
accaduto nelle catacombe dello stadio turco. Ma c’è di peggio. Il divieto di filmare è stato impartito ai giornalisti svizzeri e tedeschi ben dieci minuti
prima della fine della partita, il che lascia presagire che si è trattato di un pestaggio organizzato nei minimi particolari. La stampa svizzera è scandalizzata e tuttavia non osa dire apertamente ciò che la gente pensa proprio perché si teme di ferire ulteriormente l’orgoglio nazionale dei molti turchi presenti sul territorio elvetico. Costoro invero di colpa non ne hanno e va detto senza mezzi termini che il loro comportamento in occasione della partita d’andata giocata in Svizzera è stato esemplare. Ciò non toglie però che quanto è accaduto ad Istambul è una vergogna sacrosanta che non può e non deve essere dimenticata. Purtroppo temiamo proprio che accadrà qualcosa di molto simile. Troppi sono i segnali in questo senso. Da una parte vi è la televisione tedesca (ARD e ZDF) che parlano dei fatti usando il condizionale. Dall’altra vi sono le tremende pressioni esercitate dalle Autorità e dai media turchi sulla FIFA ed in primis sul suo presidente, Sepp Blatter. Il presidente della
Federazione turca - che a detta di un cameraman della DRS sarebbe stato in prima fila in occasione del pestaggio avvenuto, come detto, nelle catacombe
dello stadio di Istambul - ha definito Blatter “un tifoso” ed ha ribadito che la colpa di tutto quanto accaduto sarebbe degli svizzeri e che i turchi semmai
si sarebbero difesi. Il personaggio in questione si dimentica di dire che lo speaker dello stadio ha invitato gli astanti a fischiare le azioni degli
svizzeri dal primo all’ultimo minuto di gara. E questo è solo un dettaglio se è vero, com’è vero, che lo stesso personaggio si sarebbe scusato ufficialmente
con i responsabili svizzeri per i contrattempi vissuti dagli elvetici all’aeroporto, durante la trasferta all’albergo e immediatamente fuori dallo
stesso alla vigilia dell’incontro. Sempre lui si è poi impegnato formalmente a far sì che per il resto della trasferta la squadra svizzera non sarebbe più
stata importunata. Promesse da marinaio, come si è poi visto.Ma torniamo alle pressioni subite da Blatter, che si è lasciato scappare quali potrebbero essere le sanzioni nei confronti della Federazione e della squadra turche. Si va fino
alla squalifica per i Mondiali del 2010. Nell’ambito di Arena (DRS, venerdì scorso) il portavoce della FIFA ha dichiarato che le sanzioni previste dal
regolamento vanno dall’ammonizione alla squalifica appunto, ma che prima si tratta di verificare in modo approfondito tutti i fatti e di stabilire anzitutto chi ha iniziato la zuffa. La stessa persona ha poi affermato che anche lui, come Blatter, è svizzero e dunque tifa a favore della nostra nazionale, ma che il caso sarebbe delicato e necessiterebbe di ogni precauzione prima di essere deciso. La verità è che la Turchia vuole entrare nell’UE e che l’Europa di Bruxelles non ha la forza per dire di no. Ed ecco che le stesse persone che sorvolano bellamente il genocidio armeno, quello curdo, la non democrazia che regge le sorti del paese, le torture, le carceri indegne di una società civile e i processi sommari, ben difficilmente riuscirà a scandalizzarsi per un eccesso di nazionalismo e di orgoglio legati ad una
partita di calcio. Chi pecora si fa lupo lo mangia, ed in questo caso il lupo non è certo l’Unione Europea. Alla FIFA di Blatter verranno legate le mani così come al Dipartimento Federale degli Affari Esteri Siamo pronti a scommettere che né Micheline Calmy-Rey né nessun funzionario bernese spenderà più di qualche frase di disapprovazione, senza che venga preso nessun provvedimento per stigmatizzare l’accaduto. Una volta di più dunque la becera arroganza e la violenza rischiano di avere la meglio. Gravissimo, se si pensa che la Turchia è già stata multata due volte durante le eliminatorie per i Mondiali di Germania 2006 per casi analoghi.

V.V

 
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