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Iniziativa Culturale:

 

 

16 .Ap. 2021: Come in Iran i nostri nonni ricordavano il Genocidio ; del 1890 e continuato nel 1900 sino ad oggi sotto la formula insidiosa della rimozione ed oblio del'identità cristiana. Passaggio attraverso i miei ricordi . Mio padre nel 1950 e racconti di nonna Yaghut
24 Aprile da noi in IRAN:
dal 1890 al 1900 sino ad oggi


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Attendiamo con fiducia la risposta dell’Onorevole Senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati, Presidente del Senato della Repubblica Italiana, alla lettera aperta del 24 aprile 2020

http://www.zatik.com/newsvisita.asp?id=3702

Vorrei farvi partecipe dei miei ricordi, non tanto per piangere sulle mie reminiscenze nostalgiche, come la carissima amica Alice Polgrossi Tachijikian, quanto per favorire una rappacificazione con i tragici eventi storici.

Nelle notti d’inverno, sui bianchi pendii del monte Sabalan, nell’Iran settentrionale, i nonni e bisnonni ultracentenari raccontavano a noi nipotini l’esperienza vissuta nel corso degli anni, mostrandoci vecchie foto e belle scritture fatte di corte frasi sulle pagine bianche del voluminoso Vangelo in lingua armena che ogni famiglia teneva in casa: le date di nascita, di matrimonio, di morte o di eventi come migrazioni o catastrofi naturali. La calligrafia era un’arte di cui non tutti erano dotati.

Mio nonno materno e mio padre avevano una calligrafia eccezionale. Erano, in genere, i nonni e i padri che registravano gli avvenimenti salienti della famiglia. E quando non avevano una bella calligrafia li supplivano i parroci dei villaggi.

A raccontarci le proprie sventure era mia nonna Yaghut, che ci regalava frutta secca per stimolare il nostro ascolto. La nonna ci raccontava i suoi tre viaggi dalla città di Urumie, capoluogo regionale dell’Azerbaigian occidentale iraniano, a Nakhijevan, oltre il Fiume Arax ‒ frontiera iraniana. Nakhijevan significa “presosta”, una sorta di “quarantena” doganale quando si passava da uno Stato a un altro tra le varie regioni iraniane.

Molti anni fa la nonna materna Yaghut ‒ “Zakarian” poi da sposata “Shahmuradian”, era nata a Ghezeljah, uno dei villaggi di Salmast, nell’Azerbaijan occidentale, mentre il nonno Sahak Shahmuradian, che sposò la nonna Yaghut in seconde nozze, era nativo di Payajuk, accanto a Ghezeljeh.

Il nonno era amico d’infanzia e parente del notissimo intellettuale armeno Melik Hakobian (classe 1835) detto Khachatur Abovian , autore del calendario storico bilingue ( armeno - farsi ) dell’Iran, universalmente noto come “Calendario Raffi” con tanto di foto dell’autore.

Il nipote di Raffi, per mantenere i rapporti con il nonno Sahak, nel 1919 aveva fatto da padrino quando nacque mia mamma Asdeghik, che significa Stella. Era uno dei tanti modi per mantenere vivi i legami del gruppo social-familiare.

Michael Wegner, mio compagno di studi d’architettura a Valle Giulia, scoprì a Stromboli, nella residenza di suo padre Armin Wegner, i rullini sulla deportazione e il massacro degli armeni durante la Prima guerra mondiale. Suo padre, ufficiale tedesco, prestava servizio diplomatico in Anatolia sin dal 1915.

Dopo lunghe battaglie contro la distruzione dei khachkar - Pietre della memoria a Julfa, nel 2000 e nel 2006, furono esposti nel “Torrino” del Valadier a Ponte Milvio in Roma documenti e testimonianze sui massacri di Khoy. Pannelli di foto, documenti ufficiali e rapporti militari di Armin Wegner diventarono in seguito delle mostre itineranti.

Tutto ciò fu possibile grazie alla collaborazione, senza riserve, di Herman Vahramian, Teodoro Bernardi, Hayks Panossian, Michael Wegner e grazie ai sostegni del caro amico Console onorario dell’Ambasciata Armena in Milano Pietro Kuciukian e dell’Ambasciatore in Roma Gagik Baghdassarian, nonché del presidente al Municipio XX di Roma Marco Daniele Clark. In questa occasione è maturata in me e in tanti compagni la consapevolezza politica culturale di ridare dignità, memoria e nome di coloro che, vittime innocenti, erano morti e sepolti senza nome, a causa della loro cristianità.

Avevo quasi sei anni quando mio padre mi mostrò una distesa di chilometri di piccoli cumuli di sassi sui bordi della strada che portava da Urumie a Nakhijevan. In quella occasione mi disse: “Qui riposano, in mezzo a migliaia di armeni ed altri cristiani, morti di malattie, massacrati dai Kurdi ottomani, ben ventiquattro parenti, tra cugini, zii e nonni tuoi. Ricordatelo sempre!”. Questo pronunciò, camminando tra i sassi, uno ad uno per ricordare i ventiquattro cari familiari.

Attratto dalla cultura gandhiana dei radicali, io feci, da armeno iraniano, i miei primi passi in politica nel Partito Radicale. Partecipai con il mio compagno di lotta Rahmat Khosrovi, dal ’64 fino alla sua morte nel 2003, ai movimenti iraniani di protesta contro lo Scià, e dopo la rivoluzione del ’79, in Iran per la democrazia e i diritti civili.

Nel 1990 abbiamo creato insieme alla “Pasionaria” Loretta Caponi, al battagliero Professor Raffaele Chiarelli e a molti altri amici, provenienti dall’Africa e dall’America Latina, il “Forum delle Comunità Straniere in Italia”. Partecipai attivamente alla lotta per la conquista dei diritti civili e, grazie all’impegno costante dei compagni radicali, ottenemmo risultati tangibili come il convegno nella sala della Sacrestia del Parlamento Italiano, nell’autunno del 1996, che avviò la creazione della “Associazione culturale e di amicizia italo-armena ZATIK” (che significa “Pasqua”), con i membri fondatori regolarmente registrati, Graziella Falconi, l’ambasciatore armeno Gagik Baghdassarian, l’avvocato Mario De Stefano e il sottoscritto insieme a numerosi aderenti e iscritti. Dopo vari incontri prende forma e consistenza l’idea di redigere una mozione parlamentare di riconoscimento del “Genocidio Armeno” durante la Prima guerra mondiale . L’Associazione Zatik organizzò consultazioni tra politici e uomini di cultura per concordare e perfezionare il testo della mozione che, finalmente, venne stilata definitivamente nella sala Consiliare della provincia di Roma nel settembre 2000 e presentata alla Camera dei Deputati dai due capilista dei firmatari, gli Onorevoli Giancarlo Pagliarini e Fabio Mussi, dove fu approvata all’unanimità il 17 novembre 2000 .
Questo è il risultato dell’azione costante politica, intrapresa in varie fasi sin dal lontano 1996.

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1 Partecipanti al convegno del 1996 : il professor MARIO NORDIO, padre BOGHOS LEVON ZEKIYAN per “Padus Araxes” di Venezia, il console onorario d’Armenia PIETRO KUCIUKIAN, il presidente dell’Unione degli Armeni AGOP MANOUKIAN, la senatrice ALBERTINA SOLIANI, l’onorevole GIOVANNI BERLINGUER, l’onorevole PAOLO CENTO, l’onorevole CARLO LEONI, il ministro GIANCARLO PAGLIARINI l’onorevole MARCO TARADASH, l’avvocato MARIO DE STEFANO, l’ambasciatore GAGIK BAGHDASSARIAN, Monsignor CLAUDIO GUGEROTTI, il coordinatore ANTONIO STANGO del Partito Radicale e direttore della rivista “Senza Frontiere”.

2 Partecipanti al Convegno conclusivo del 2000:
l’Onorevole GIANCARLO PAGLIARINI, il Ministro GIULIANO VASSALLI, Prof. PAOLO UNGARI Presidente dei Diritti Umani presso la Presidenza della Camera dei Deputati, MISCHA WEGNER, ANNA MARIA SAMUELLI, il presidente del Consiglio Provinciale di Roma On. SILVANO MOFFA, Prof. RAFFAELE CHIARELLI e altre figure istituzionali, l’Onorevole MARCO TARADASH, l’Onorevole PAOLO CENTO, l’Onorevole CARLO LEONI, ANTONIO STANGO moderatore e direttore della Rivista “La nuova Frontiera”, i membri dell’Associazione ZATIK, l’avvocato MARIO DE STEFANO, GRAZIELLA FALCONI, l’Ambasciatore GAGIK BAGHDASSARIAN, ANTONIO PICCIONI.

-3 Non dimenticherò mai i miei amici e la sorella adottiva di nome Margot di etnia Jilou di Urumiyeh e altri amici Assiri e etnie diverse cristiane, che nella uguale misura, sono stati colpiti e massacrati e giacciono nelle fosse insieme ai nostri cari. Sarebbe un torto non ammissibile dimenticare altri compagni innocenti della sventura umana.


Vahè Massihi Vartanian
PER IL 24 APRILE DEL 2021
vartanian2009@gmail.com Tel.3477539508


N.B. Atti del primo CONVEGNO SONO STATI REGISTRATI DALLA RIVISTA “LA NUOIVA FRONTIERA” e la seconda parte del 2000 sono stati registrati da “RADIO RADICALE”.
Va ugualmente ricordato il 24 aprile del 1915 come l’inizio della tragedia con l’arresto a Costantinopoli di 250 intellettuali, artisti e sacerdoti.

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Vahè Massihi Vartanian

 
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