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30 Marz. 2010- Il difficile viaggio della Merkel in turchia
l'espresso in edicola
Sono 4 anni che Angie non si fa più vedere dalle parti del Bosforo. Fra oggi e domani la cancelliera Merkel visiterà sia Ankara che Istanbul. Ma ma lui Recep Tayyip Erdogan non é contento Anzi, durante la sua di visita a Ghedaffi, il premier turco ha fatto sapere quanto sia deluso di Angie:
questo, ha detto costernato Erdogan, .non me lo sarei mai aspettato dalla Merkel..

E cioé che la Kanzlerin e Mutter di tutti i tedeschi rifiutasse la sua proposta di aprire in Germania licei e ginnasi turchi. Anche in Turchia abbiamo ginnasi tedeschi, aveva spiegato molto candidamente in un’intervista Erdogan:
perchè non ci dovrebbero essere ginnasi turchi anche in Germania?

Bello il giornale scelto dal premier turco per la sua geniale proposta pedagogico-linguistica:
il settimanale Die Zeit,diretto ad Amburgo dall’italo-tedesco Giovanni Di Lorenzo e pubblicato dall’ex-cancelliere della Spd Helmut Schmidt; l’organo per definizione della borghesia liberal d’Oltralpe, rotocalco di professori ed accademici di Germania.

Il luogo più adatto, nella mente di Recep Erdogan, per diffondere in Germania l’idea illuminante di licei turchi al 100 per 100,e come un contributo, ha spiegato l’illuminato premier all’integrazione.

La risposta di Angie non si é fatta attendere. Già prima d.affrontare l’odierno viaggio, tramite il suo Video-blog, la Kanzlerin ha fatto sapere che quella di Erdogan non é affatto una proposta seria per l.integrazione dei circa 1,7 milioni di turchi in Germania. Semmai è il modo più veloce per la loro definitiva segregazione. Chi vive qui e molte famiglie turche sono alla terza
generazione nella Repubblica Federale é anche tenuto ad integrarsi nella societá tedesca E, come Angie ha detto nel suo più cristallino tedesco sich in dieses Land zu integrerieren, bedeutet natürlich die deutsche Sprache zu erlernen..

Tradotto nella lingua di Dante significa che:integrarsi in questo paese vuol
naturalmente dire apprendere la lingua tedesca Punto e capo 1 a 0 per Angie.

Peccato che non sia la prima volta che Erdogan insiste sulla spinosa questione
della lingua ed identitá nazionale.
A Colonia nel febbraio del 2008 sempre regnante Angie davanti a 16mila turchi il loro grande premier aveva apertamente consigliato di non assimilarsi mai del tutto nella societá tedesca in cui loro vivono; e in cui, già prima di Goethe, si ha l.abitudine di parlare in tedesco. Una lingua che, a quanto pare, non conta per Erdogan. Per il quale anzi ogni assimilazione in Germania . come urlò in quel comizio dell’11 febbraio a Colonia: .è un crimine contro l’umanità!

Le cose cambiano invece quando si parla Turco.Quando sui banchi di scuola in Germania o in Turchia è in gioco la SUA lingua: il turco, mica il tedesco, e tantomeno quell.altra parlata dalle minoranze curde in Turchia. E. solo allora
che Recep Tayp Erdogan sfodera tutto il suo sacro furore linguistico, e il più
gretto sciovinismo nazionalista (al suo cospetto, molto più aperto con i linguisti e coi dialetti altrui fu persino un criminale patentato come Stalin:
se non ci credete rileggetevi il saggetto scritto dal giorgiano nel 1950 ed
intitolato Marxismo e questioni linguistiche.)

Ad Erdogan invece dei linguisti e dialetti altrui non interessa un granché. Ma
nemmeno della situazione culturale e concreta in cui si trova a vivere la comunità turca in Germania (la più grande fra tutti gli 8 milioni di stranieri). A lui non pare rilevante che il 70 per cento dei turchi in Germania (600mila dei quali hanno giá scelto la cittadinanza tedesca) non
abbiano finito le scuole dell.obbligo, né abbiano alcun titolo di studio. Poco importante ai suoi preveggenti occhi di premier che solo il 14 per cento dei turchi di Germania abbia il diploma liceale. Insignificante che ancora nel 2007alle universitá tedesche risultavano iscritti appena 15 mila studenti di origine turca.

Se guardiamo alla situazione nella capitale Berlino . ribattezzata non a caso L’Istanbul sulla Sprea ci accorgiamo al voto quanto sia, per così dire strano il rapporto che il premier turco ha con la propria lingua; e anni luce distante dalla realtà culturale e sociale della maggioranza dei turchi in Germania.

Una realtá che incide pesantemente sui sistemi-welfare della Repubblica di Berlino, e quindi (dati i milioni di disoccupati, l’indice demografico e 20 milioni di pensionati) di assoluta priorità per chiunque governi sul cielo sopra Berlno.

Ebbene, a Berlino . ove intere strade, quartieri e settori commerciali sono gestiti da turchi . non solo si ha il record negativo all.interno della comunitá turca: il 75 per cento senza titoli di studio. Ma a Berlino appena il 3 per cento risulta in possesso di una laurea. Col risultato immediato che, nella capitale dove Angie lavora a tempo pieno come Kanzlerin, oltre il 42 per cento dei turchi è senza lavoro. Ossia dipendente dalla flebo degli assegni sociali.

I’contributi linguistico- pedagogici tanto cari ad Erdogan sono quindi, più che vetuste ideologie, proposte ciniche. A Berlino infatti, come a Colonia, ci sono già due ginnasi turchi. Ma sono privati, costosi e aperti solo alle elite turche in Germania.
D’altronde anche il famoso Istanbul Lisiesi a cui Erdogan si riferisce nella sua arringa illuminista è privato, e frequentato dalla stessa identica Elite della metropoli sul Bosforo: un istituto privato fondato nel 1915, al tempo dell’Impero ottomano da tal Franz Schmidt.

Fa benissimo quindi Angie ad opporsi alle antiquate idee pedagogiche di Erdogan: e non è lei la sola a Berlino e dintorni a pensarla così. Anche i Verdi ritengono che i licei turchi á la Erdogan,aumenterebbero la segregazione dei ragazzi e delle famiglie turche qui a Berlino, spiega Özcan Mutlu,rappresentante dei verdi della capitale.
L'auto-ghettizazzione, già oggi più che evidente in molte strade e quartieri berlinesi ad impronta turca,
tenderebbe ad aumentare, non a dimunire verso una potenziale integrazione.

Non sarà il rapporto più o meno nazionalistico con la lingua e scuole turche l’unico bubbone che scoppierá nelle prossime 48 ore fra Angie ed Erdogan.
Più esplosiva ancora si farà l.atmosfera quando Angie toccherà il rapporto dei turchi con le tragedie del proprio passato: il tema-tabù del genocidio degli armeni, che investe anche il rapporto che il governo odierno di Ankara ha con la comunitá degli armeni (circa 100mila persone) che lavorano come illegali in Turchia.

Per il giovane Egemen Bagis, consigliere stretto di Erdogan nonché Ministro per la questione europea. del suo governo . in realtá il primo tabù non esiste affatto. Nel senso che durante i primi due anni della Grande Guerra non si è verificato nessun genocidio. Ma una guerra civile nella Turchia di allora in cui sono morti due milioni di turchi e di curdi: così almeno il 39enne Bagis ha spiegato in una intervista al settimanale Der Spiegel (pag. 94/5 Nr 11 del 22 marzo scorso).

E. poi una semplice fandonia, ha aggiunto il giovane consigliere di Erdogan, che l.allora ministro degli interni dell’Impero Talat Pascha abbia ammesso all.ex-ambasciatore Usa in Turchia tal Henry Morgenthau che il piano di una eliminazione fisica degli armeni rientrava fra quelli degli strateghi turchi. No, ribadisce il ministro Bagis, nella mente dei generali turchi non è mai esistito un piano del genere contro gli armeni.

Tanto è vero che ancora oggi è solo ed esclusivamente il governo di Erdogan che vuole aprire tutti gli archivi storici, conclude soddisfatto il ministro per l’Europa Egemen Bagis. Se non ci fossero gli armeni: tutta colpa loro, degli armeni dell’altra parte, spiega Bagis,che blocca tutti i nostri tentativi di superare il passato.

Nei confronti della lingua nazionale e dei programmi sui banchi di scuola, così come rispetto agli orrori del passato, il metodo adottato dalle parti del Bosforo è sempre lo stesso. Sono sempre e solo gli altri ad aver torto marcio.

A commettere il più recente e grave crimine contro l’umanitá sarebbero pertanto i turchi che dal 1961 vivono in Germania: se imparano il tedesco, tradiscono le loro radici linguistiche e finiscono così per assimilarsi alle regole della societá di Angie.

Anche per le ben più profonde cicatrici del 20 secolo, la responsabilità diretta dei turchi non c.é. Ed è sempre e tutta colpa degli altri se ancora oggi in Turchia sono virulente quelle tragedie del passato.
No, veramente non è solo colpa degli armeni, ma . dice lo Sherpa di Erdogan anche dei tedeschi.
Nel 1915 l.impero ottomano,ricorda Bagis nell.intervista citata, era partner del Reich tedesco: nulla di ció che accadde allora successe senza consultazioni coi tedeschi.

Si può scomettere che grosso modo queste saranno le risposte che Erdogan dará nelle prossime 48 ore alla Kanzlerin se questa si provasse a pizzicarlo sulle questioni della lingua, cultura nazionale e genocidio degli armeni.

Angie potrebbe allora ribattergli tirando fuori quel test che lo storico Heinrich-August Winkler ci ha proposto una volta in un'intervista per saggiare. L’idoneitá della Turchia ad entrare a pieno titolo nella Ue (integrazione che Angie notoriamente rifiuta).

E. un semplice test letterario quello proposto dallo storico berlinese ed ha a che fare col romanzo .I 40 giorni del Mussa Dagh, pubblicato nel novembre del 1933 da Franz Werfel (e nello stesso anno gettato dai nazisti nel rogo dei libri).

E, per concludere la vista in Turchia di Angie col professor Winkler, fa così:
Quando l’opera di Werfel sará letta in Turchia come Il diario di Anna Frank nei nostri banchi di scuola,allora la Turchia sará finalmente entrata nel nostro orizzonte culturale. Prima no.

G.C

 
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