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12 03 2009 - Libano: Pressing sugli armeni per fermare l'avanzata di Nasrallah
di Michele Giorgio
Il Manifesto, 11 marzo 2009
Beirut – “Se vince l'8 marzo”. Era questo il titolo di un fondo apparso qualche giorno sul quotidiano online di Beirut NowLebanon dedicato alle elezioni legislative del prossimo 7 giugno. Evidentemente schierata con la maggioranza uscente, il fronte antisiriano e filo-Usa “14 marzo”, l'editorialista Alice Fordham ha messo in guardia i libanesi (e non solo) da un possibile successo dell'attuale opposizione guidata dal movimento sciita Hezbollah di Hassan Nasrallah e dal partito dei Liberi patrioti del generale Michel Aoun, al quale fa riferimento la maggioranza dei cristiani libanesi.

Citando esperti americani più o meno sconosciuti, Fordham ha previsto un boicottaggio statunitense del nuovo governo libanese, se le urne non manderanno al governo il leader sunnita Saad Hariri e i suoi alleati (il capo dei druso Walid Junblatt e i cristiani di destra Amin Jemayel e Samir Geagea), forti del sostegno di Washington ma, al contrario, Nasrallah, Aoun e l'altro leader sciita Nabih Berri (Amal). Un esecutivo capeggiato da Hezbollah, ha sostenuto l'editorialista, finirebbe per subire lo stesso boicottaggio americano del movimento islamico palestinese Hamas. “Per Hezbollah non ha importanza se gli Usa riconosceranno un governo libanese guidato dall'’8 marzo’ ma un Libano senza il sostegno americano e senza l'appoggio di Egitto e Arabia saudita sarebbe un Libano debole”, ha concluso Fordham provando a spaventare i lettori vicini all'’8 marzo’ per indurli a votare per lo schieramento opposto o a disertare le urne.

Quest'ipotetico scenario in ogni caso non turba la maggioranza dei libanesi. Mancano poco meno di tre mesi alle elezioni e a Beirut e nel resto del paese tutti sembrano dare per scontato l'esito del voto. Hezbollah e i suoi alleati, usciti rafforzati dalle battaglie politiche (e in qualche caso anche nelle strade del Libano) di questi ultimi anni, sembrano destinati a migliorare i già lusinghieri risultati del 2005. Tenendo conto delle recenti modifiche della legge elettorale, è assai probabile che Hezbollah - che nelle liste nel sud del paese farà entrare i rappresentanti dell'altro partito sciita, Amal, e, forse, anche della sinistra - pare destinato a rafforzare le posizioni nelle sue roccaforti storiche a sud di Beirut, nel Libano meridionale e nella Bekaa.

Tuttavia a decidere l'esito del voto saranno ancora una volta i cristiani che pur essendo minoranza in Libano controllano il 50 per cento dei seggi in Parlamento. Battaglia vera sarà nel Metn (e forse anche nel Kasrouan) dove nonostante Aoun si dica certo della vittoria, i giochi non sono fatti. Il greco ortodosso Michel Murr, passato dall'’8 marzo’ al fronte filo-americano, rischia di portare via otto seggi al leader dei Liberi patrioti, soprattutto se Tashnag - uno dei tre partitini della comunità armena (12 per cento dei cristiani libanesi, 6 seggi) - deciderà di seguirlo. Sugli armeni è in atto un pressing insistente da parte di Murr che potrebbe alla fine dare i suoi frutti. Non è secondario inoltre il sostegno che il patriarca cattolico maronita Sfeir garantisce al fronte filo-Usa nonostante la maggioranza dei cristiani sia schierata con Aoun.

Sfeir si è fatto promotore anche di una forza “centrista” cristiana mirata essenzialmente a portare via consensi ai Liberi patrioti. “La partita si gioca nel Metn - conferma l'analista Osama Safaa - se gli armeni andranno con Murr vincerà il ‘14 marzo’ in caso contrario il risultato sarà a favore dell'altro schieramento”. A giocare a favore di Aoun è l'ira degli armeni nei confronti di Jemayel che qualche tempo fa, criticando la loro alleanza con l'’8 marzo’, li ha definiti “non veri libanesi”, di fatto “stranieri”.

G.C.

 
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