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06 09 24 - Erdogan: Č una «bella notizia»
Sezione: dissenso - Pagina: 017
(22 settembre, 2006) Corriere della Sera
Nel «Bastardo di Istanbul» aveva parlato del genocidio armeno<BR>

Assolta la scrittrice Elif Shafak «Il libro non offende la Turchia»
Il tribunale: «Nessun reato». Erdogan: «Una bella notizia»

DAL NOSTRO INVIATO ISTANBUL - È una «bella notizia» per la democrazia turca, ha detto il premier Recep Tayyip Erdogan. Bella notizia davvero, perché ieri è stata assolta la libertà di espressione. Anzi, non è stata neppure assolta perché il processo contro la scrittrice Elif Shafak, accusata dagli ultranazionalisti d' aver scritto un romanzo sul genocidio degli armeni «offensivo per il Paese», si è aperto e chiuso dopo 45 minuti. Motivo: «Non c' è nulla da processare». Però non è stata la vittoria del governo di Erdogan, del parlamento, del sistema giudiziario, e di tutti coloro che, nel grande Paese musulmano, hanno il potere di abolire, o di emendare pesantemente - come chiede l' Unione europea, dove la Turchia vuole entrare - la legge più vergognosa del codice, la numero 301, che è sempre in vigore. Hanno vinto il buon senso di un giudice, le organizzazioni umanitarie, lo sdegno di larghi settori della società, la libera stampa e le tv che finalmente hanno deciso di mordere. E ovviamente ha vinto la bella Elif, che ha trascorso una stagione d' inferno per far convivere le ansie della maternità con il rischio di essere condannata a 3 anni di carcere, e l' incubo di poter subire un attacco (e le violenze) degli estremisti di destra. Il dramma a lieto fine si è consumato tra le due rive del Bosforo. Nella Istanbul europea, tra eccezionali misure di sicurezza per tenere separati i sostenitori della scrittrice e i «lupi grigi», il giudice Irfan Adil Uncu, dopo aver ascoltato accusa e difesa, ha raccontato di aver letto il libro incriminato, «Il bastardo di Istanbul», di aver trovato nel romanzo tesi contrapposte, di non ritenerlo offensivo per la Turchia, quindi di non avere alcun motivo per giudicare l' autrice. In una luminosa stanza d' ospedale della Istanbul asiatica, mentre Elif cullava la sua bimba, nata sabato scorso, chiamandola dolcemente con i due nomi che le ha imposto, Sehrazat (come la protagonista delle «Mille e una notte») e Zelda (come la moglie di Scott Fitzgerald), è arrivata la telefonata del marito, Eyup Can, per annunciare la «fulminea conclusione» del processo. Entrambi pensavano infatti ad un rinvio, per consentire all' imputata d' essere presente. Invece è tutto finito, con la sconfitta collettiva e la rabbia degli ultranazionalisti, che avevano invitato i sostenitori via e-mail a presidiare il tribunale e a dimostrare contro i «traditori», e soprattutto contro «la principessa al servizio dell' imperialismo» (appunto Elif). Si sono dovuti accontentare di qualche spintone e qualche pugno, anche perché si sono subito resi conto d' essere meno numerosi dei sostenitori della scrittrice. E poi avrebbero dovuto fare i conti con alcune centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa, che avevano ricevuto l' ordine (dall' esecutivo) di tolleranza zero. Ma la linea della fermezza non è figlia del caso. Significa che quando si vuole davvero, la sicurezza in Turchia può essere garantita. Un sollievo per il viaggio di Benedetto XVI, alla fine di novembre. Il caso Shafak, esattamente come quello dell' altro celebre scrittore turco Orhan Pamuk, stava diventando uno scandalo internazionale, esiziale per l' immagine del Paese. Ecco perché, poco prima del processo, hanno telefonato ad Elif sia il premier Erdogan sia il ministro degli Esteri Gul, che si trova a New York per l' Assemblea dell' Onu. Entrambi si sono rallegrati per la nascita della piccola: così esprimendo pubblicamente il loro sostegno. «Ma la verità - dice l' autrice del «Bastardo di Istanbul» - è che l' articolo 301 è sempre là, e nessuno ha avuto il coraggio di modificarlo. Sono ovviamente felice perché il mio incubo è finito, però altri potranno ancora subire quel che ho subito io. Quel che temo è il circolo vizioso creato dai nazionalisti, sia da noi che nella Ue. E poi credo sia opportuno evitare interventi che favoriscono la polarizzazione e accendono gli animi». Chiaro riferimento alla lezione tedesca del Papa. LA VITA Nata a Strasburgo, 35 anni, Shafak insegna storia mediorientale all' Università di Tucson in Arizona. È sposata con un giornalista turco da cui sabato scorso ha avuto una bambina. Ha pubblicato cinque romanzi. «Il Bastardo di Istanbul» è stato un bestseller

Ferrari Antonio

V.V

 
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