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051202 - Giro di vite perché proprio adesso?
Giro di vite perché proprio adesso?
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Maurizio Blondet 23/11/2005

Ernst Zundel durante la sua detenzione per il delitto di «negazione dell’olocausto»
Non è solo David Irving, arrestato in Austria il 4 novembre per l'innominabile delitto di sfidare la verità ufficiale.
In questo momento si trova in carcere in Germania anche un meno conosciuto Ernst Zundel, la cui storia merita di essere conosciuta.
Zundel, nato tedesco, viveva in Canada dal 1958, dove ha lavorato una vita come artista grafico. Negli anni '80 ha cominciato a fare sue ricerche sull'olocausto, finendo per scrivere un libro dal titolo «Did six millions really die?», «Sono morti davvero in sei milioni?».
Denunciato nel 1985 da organizzazioni ebraiche per «pubblicazione di notizie false» e perseguito in vari processi, Zundel commise l'errore di portare a sua difesa testimonianze di esperti di camere a gas e di altri storici, e soprattutto di accettare confronti davanti ai giudici con sopravvissuti della shoah, che non furono in grado di reggere alle contestazioni dello storico improvvisato.

Così, nel 2003 Zundel è stato arrestato.
Non per le «false notizie» che avrebbe diffuso, bensì per «violazione delle norme sull'immigrazione»: altro errore, col suo passaporto canadese aveva fatto una visita in USA. Estradato in Canada, il pericolosissimo immigrante irregolare è stato tenuto per due anni in isolamento in un carcere di massima sicurezza.
Poi, deportato in Germania, è stato condannato dalla corte di Mannheim per il delitto di negazione dell'olocausto.
A 65 anni, Zundel ne sta scontando cinque di galera per i suoi scritti e pensieri proibiti.
Assai simile la storia di Germar Rudolph.
Chimico tedesco, Rudolph ha commesso l'errore di visitare nel 1989 i lager di Birkenau e Auschwitz alla ricerca di tracce di Zyklon B, il gas del genocidio.
Per di più, ha commesso l'errore di non trovarlo.
E ancor peggio: ha commesso l'errore di scrivere che quella storia delle camere a gas, scientificamente, non reggeva.
Condannato prontamente a 14 mesi per negazione dell'olocausto, Rudolph ha creduto di sfuggire alla cattura riparando negli Stati Uniti.
Nel novembre di quest'anno lo hanno arrestato a Chicago e consegnato alle autorità tedesche.

Siegfried Verbeke, cittadino belga, ha indagato sulla storia di Anna Frank e non gli è sembrata del tutto vera.
Accusato di negare l'olocausto l'agosto scorso, ad ottobre è stato estradato dall'Olanda in Germania (di entrambi i Paesi non è cittadino) è si è preso 14 mesi di galera.
Il caso Irving a novembre promette di non essere l'ultimo.
C'è evidentemente un giro di vite contro i revisionisti storici del Terzo Reich.
Ci si domanda perché.
Alcuni dicono: internet, fonte di informazione non controllabile del tutto, sta dando il panico alla nota lobby.
Altra possibilità: i superstiti dei lager, benché diano l'impressione di aumentare di numero di anno in anno, e alcuni abbiano superato, nonostante le immani sofferenze patite dai nazisti, felicemente il secolo di vita, stanno in realtà defungendo; spariscono «testimoni oculari» da esibire, dunque bisogna ricorrere ai rigori della psico-polizia per mantenere la verità ufficiale.
Terza possibilità: è quella che ha definito George Orwell: «chi controlla il passato, controlla il presente».

Un caso personale.
Tempo fa mi fu mandato un giornalista che collabora al Foglio e a Prima Comunicazione (mensile dei radicali) di nome Daniele Scalise, allo scopo di interrogarmi.
La sua domanda centrale era: Blondet, lei è un negazionista?
Precisamente, ecco la domanda: «considera l'olocausto una tragedia unica nel suo genere o solo uno dei tanti terribili episodi della storia dell'uomo? Ritiene che sia verosimile il numero dei morti - sei milioni almeno - uccisi nei campi?».
Ecco, vedete.
Già basterebbe rispondere che ci sono state altre tragedie nella storia, per essere bollati da negazionisti.
O esprimere un dubbio sui sei milioni «almeno», per macchiarsi del delitto di apologia di nazismo.
E' il passo preliminare per trovarsi estradati in Germania, o magari in Turchia (non è Europa?) grande amica di Israele, davanti a un giudice turco a rispondere delle mie idee sulla storia in turco, a difendermi da delitti previsti come tali dal codice turco, con la prospettiva sicura di finire - non so se mi spiego - nelle galere turche. In mano ai Dunmeh.
O magari anche in Polonia, della classe del neo-sionismo di destra: ad essere giudicati da magistrati polacchi che sono ancora quelli del comunismo.

E' l'Unione Europea, dopotutto.
E' a questo scopo che è stato pensato il mandato di cattura europoide.
In questi processi, come mostrano i casi di Zundel, Rudolph e Irving, non vale portare prove, né testimoni a discarico, né perizie tecniche.
Si è già colpevoli per il fatto di essere accusati (1).
Il minimo dubbio su Anna Frank, e sei spacciato.
E non è che siamo al sicuro nemmeno in Italia, visto che Veltroni ha elevato a Roma un monumento ad Ataturk, il capo del regime dunmeh, laicissimo, dell'europea Turchia; e inutilmente protestano gli armeni, vittime (dicono loro, non io) «di uno dei tanti terribili episodi della storia».
Perciò non rispondo a quel lettore che mi incita a postare sul sito i rapporti che la Croce Rossa pubblicò tra il 1946 e il 1947 («Documents sur l'activitè du CICR en faveur des civils détenus dals les camps de concentration en Allemagne 1939 -1945», «Inter arma caritas: the work of the ICRC during the second world war»), che paiono scagionare Irving e Zundel.
Se la Croce Rossa è negazionista, affari suoi.
Andateveli a leggere su internet, se avete il coraggio (2).
Qui, no.
Meglio non occuparsi di storia.
Mi occupo del presente ed ho abbastanza atrocità e crimini contro l'umanità da segnalare anche oggi.
E voglio continuare a farlo, finché potrò.

Maurizio Blondet
________________________________________
Note
1) Per capire a cosa va incontro David Irving, basta leggere il seguente lancio dell'ANSA: «Tempi da record per la magistratura di Vienna che solo 11 giorni dopo l'arresto in Austria di David Irving ha formulato l'accusa di apologia del nazismo contro il controverso esponente britannico del negazionismo. Secondo l'agenzia stampa austriaca Apa, la velocità del procedimento della procura si spiega con il fatto che Irving, dal 1989, non era più' espresso pubblicamente in Austria con affermazioni sul Terzo Reich. Visto che il mandato d'arresto in base al quale Irving era stato fermato l'11 novembre scorso in Stiria (Austria centrale) risale appunto al 1989, la giustificazione di una lunga custodia cautelare sarebbe molto difficile da far valere, se non con una accusa già' pronta e con un processo imminente. I magistrati di Vienna, stando all'Apa, insisteranno perchè la custodia cautelare di Irving venga prolungata, quando venerdi prossimo il giudice per le indagini preliminari dovrà decidere sulla sua scarcerazione o meno. La giustizia di Vienna teme che lo storico, come cittadino britannico, una volta scarcerato possa andare all' estero e sottrarsi quindi al processo. Subito dopo la decisione, l'atto verrà trasmesso al dipartimento per la corte d'assise, dove dovrà essere nominato il giudice per il processo. Secondo l'accusa, Irving - in due relazioni tenute a Vienna e nella città della Stiria di Leoben nel 1989 - avrebbe affermato che Hitler in realtà "aveva tenuto le sue mani protettrici sugli ebrei". Inoltre avrebbe negato l'esistenza delle camere a gas e sostenuto che gli eccessi violenti della cosiddetta "notte dei cristalli" sarebbero stati iniziati da "sconosciuti travestiti con le divise delle SA". In Austria l'apologia del nazismo è vietata in base alla cosidetta "legge di divieto di riattivazione di politiche legate al nazionalsocialismo"del 1947. Legge in base alla quale una trentina di persone all'anno sono in media processate nel Paese e che prevede condanne da uno a dieci anni di reclusione per chi "attraverso un'opera stampata, tramite emittenti radiotelevisive, altri media o in qualsiasi altra maniera accessibile a tante persone, nega, approva, minimizza, o cerca di giustificare il genocidio nazista o altri crimini contro l'umanità commessi dai nazionalsocialisti". Secondo la legge austriaca, Irving ha tuttavia due settimane di tempo per presentare ricorso contro questa accusa. Nel caso ciò non dovesse avvenire, il processo davanti ad una corte d'assise potrebbe già cominciare all'inizio dell'anno prossimo a Vienna. Irving era stato fermato su un'autostrada della regione della Stiria, nei pressi della località St. Johann in der Heide. Sembra che lo storico negazionista, nato nell' Essex nel 1938, avesse voluto partecipare ad una riunione della Burschenschaft (si tratta di associazioni di carattere politico - goliardico) viennese Olympia. La notizia del suo arresto del 17 novembre scorso - prima annunciata sulla homepage di Irving e poi confermata dalle autorità austriache - aveva sollevato clamore in tutto il mondo». (ANSA).
2) Pubblicati da thunderbay.indymedia.or il 28 gennaio 2005, i rapporti della Croce Rossa (o ampi passi di essi) circolano su internet ferocemente. Affermo qui che disapprovo il fatto, di per sé delittuoso.

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