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22. 07.2021. Caro Pashinian;
Caro Pashinian;

ti seguo abbastanza e registro la voce dei tuoi ammiratori, e noto che inevitabilmente non mancano, anche se pochi, dei “mal conciati” di testa e di lingua, caratteristica tipica degli ideologizzati ma senza un’idea in testa.
Non è insolito per un popolo che non ha avuto una vita democratica all’interno del proprio paese e nemmeno in molti paesi confinanti dove è vissuto in diaspora (e peggio ancora nel caso della diaspora occidentale), pur con il merito di crescere quanto a vita individuale e creativa, di non aver mai avuto un ruolo rilevante e partecipe della vita politica, sentendosi perennemente ospite, e per certi versi in cerca della sua chiesa.
Noi a Roma non abbiamo avuto l’occasione di incontrarti, perché in verità non dovevamo nemmeno sapere che tu saresti venuto a Roma. Si sa chi erano coloro che sin da quel momento avevano organizzato le file dei tifosi, forse titolari della linea dell’estremismo del loro partito: sono gli stessi che volevano convertirci in virtù degli ordini ricevuti da circuiti occulti, religiosi e diplomatici; recentemente il capostipite d’alto rango è tornato nel cielo presso il suo padre creatore.
Caro Premier, tu a Roma nel 2019 hai chiesto ai tuoi ospitanti dove stanno gli armeni: la risposta ratificata era: a Roma non c’è comunità armena! Conservo ancora questo video. Non potevi essere incolpato per la rivoluzione di velluto e per aver partecipato a una guerra imposta da Trump contro l’Armenia per provocare l’Iran con l’obiettivo di conseguire il monopolio del nucleare iraniano dopo l’uscita dal 5+1 del 2015.
I sostegni gridati dovevano avere dei comitati e dei nuclei a cui rivolgere le voci avverse, e alla fine saranno loro stessi a venir esauriti nel tempo come la batteria di un’automobile ferma da troppo tempo nello stesso parcheggio. Oltre alla naturale rabbia o alla tristezza non vedo nulla di costruttivo, che induca al dialogo; sotto c’era la volontà di suggerirti le dimissioni anticipate per investire politicamente, dopo la sconfitta dignitosa con le tre forze alleate di Trump nel 2020, ma gli ottomani e i Britannici erano presenti sin dal 1600. Annettere Iran e dintorni a una sorta di regionalismo nella zona del Medio Oriente contro l’arianesimo e lo sciismo iranico per bloccare e impossessarsi dei 32 chilometri di confine che dividono l’Armenia e la Russia dall’Iran, vale a dire la creazione della neonata Repubblica Azera progettata sin dal 1919. Ne parla lo studioso iraniano, professor Enayatollah Reza, che nel 1983 scrive nel suo ultimo libro Azerbaijan and Aran (Albania of Caucasus), tradotto da Yervand Papazian in armeno nel 1985 e in inglese da Karen Gazarian nel 2014 a Los Angeles. In Iran è già stata pubblicata la 18esima edizione, ribadita di recente dal deputato armeno Karen Khanlari e da R. Galician. Fate leggere questo libro per conoscere e riflettere su un pensiero fondamentale accantonato da tempo.



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